La Storia Di Rodi

Storia di Rodi in Grecia: nella sua esistenza longeva, piu’ di 2400 anni di storia documentata, l’isola di Rodi si e’ sempre trovata al centro degli avvenimenti piu’ importanti che hanno riguardato l’umanita’. Nata indipendente e’ riuscita a mantenersi tale per secoli soccombendo solo al sogno di Alessandro Magno e successivamente all’espansione dell’Impero di Roma. Quando la capitale dell’Impero Romano si sposto’ da Roma a Costantinopoli, Rodi passo’ sotto l’egemonia di Bisanzio. Successivamente occupata dagli Arabi, Veneziani e Franchi, sotto il dominio dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni (gli Ospitalieri) riaquisto’ importanza marittima e commerciale. Con la dipartita dei Cavalieri di Rodi, (poi Cavalieri di Malta), venne assorbita dell’impero Ottomano. Agli inizi del ventesimo secolo venne occupata dall’esercito italiano e solo con la fine della II guerra mondiale, insieme alle altre isole del Dodecanneso, Rodi entro’ finalmente a far parte della Repubblica Greca. Con la sua storia ricca di influenze multietinche, quest’isola e’ da sempre un porto accogliente in cui ritrovare, con estrema facilita’, tracce delle proprie origini.

Le prime tracce di storia

storia di rodi

Rodi tetradrachm 316-305 AC

L’isola di Rodi ebbe nell’antichita’ diversi nomi: Ofiussa, Etrea, Macaria, Ataviria, Oloessa, Pelaghia, Piliessa, Stadia e Telchinia (in seguito all’occupazione dei Telchini che si dice arrivassero da Creta e fossero dei fabbri provetti). Ci sono molte leggende che narrano da dove il nome Rodi derivi, tuttavia ha da sempre prevalso la correlazione con la rosa, fiore sacro ad Ilios, dio del sole. Fu per questa ragione che le monete coniate a Rodi raffiguravano su di una faccia una rosa e sull’altra la testa di Ilios. Pindaro narra che Ilios e la sua sposa, la ninfa Rhoda, concepirono sette figli. Tra questi Cercafo il quale divise l’isola di Rodi tra i suoi tre figli: Ialisso, Camiro e Lindo (la storia attribuisce invece ai Dori, nel 1100 a.C. circa, la fondazione delle tre omonime citta’ stato).

Le prime tracce di attivita’ umana, risalenti al periodo Neolitico, sono state ritrovate in diversi punti dell’isola mentre nell’eta’ del Rame Rodi subi’ l’influenza dei Minoici e dei Miceni, come testimoniano diversi reperti archeologici rinvenuti a Ialisso e Trianda. Omero inoltre menziona le tre citta’ di Rodi tra quelle che inviarono navi durante la Guerra di Troia. Durante il periodo Arcaico, Ialisso, Camiro e Lindo insieme ad Alicarnasso, Cos e Cnido formarono una federazione di sei citta’, la cosiddetta Esapoli Dorica con centro nel Santuario di Apollo sulla penisola di Cnido, e insieme fondarono numerose colonie in Asia Minore e sulla costa del Mar Mediterraneo (tra cui Gela in Sicilia).

Alla meta’ del V secolo, Rodi divento’ membro della Lega Ateniese.
Nel 490 a.C. i rodioti furono invasi dai Persiani e, in seguito alla sconfitta di questi ultimi, entrarono a far parte dell’Alleanza di Delo (478 a.C.) e supportarono lo sforzo di Atene di resistere alla minaccia dei Persiani.
In questi anni, Diagoras, membro della potente famiglia degli Eraclidi vinse le Olimpiadi diventando uno dei piu’ grandi atleti Greci. Il fatto di venire sottovalutati dagli ateniesi spinse i rodioti ad uscire dall’alleanza nel 411 a.C. durante la guerra del Peloponneso.

La Fondazione Della Citta’ Di Rodi

Ippodamo
Piano di Ippodamo (esempio)

Nel 408 a.c. le tre citta’ stato dell’isola decisero, su iniziativa dell’olimpionico Dorieo di Ialysso, di fondare un nuovo centro religioso e commerciale che chiamarono Rodi e che venne collocato nel punto piu’ a nord dell’isola, dove ancora oggi si trova.
La nuova citta’ ebbe, secondo il progetto di Ippodamo di Mileto, pianta circolare e robuste mura di cinta.
Il sistema adottato prevedeva vie parallele che intersecandosi perpendicolarmente creassero una maglia rettangolare adornata da templi, ginnasi, teatri ed altri splendenti edifici. Una cinta, considerata tra le migliori opere difensive dell’epoca, proteggeva la citta’ da ogni incursione nemica.
Almeno cinque porti accoglievano nelle loro insenature le navi provenienti da tutto il mondo, riempiendo la citta’ di mercanzie e di ricchezze. L’antica rete urbana della scuola di Ippodamo e’ visibile ancor oggi nell’ attuale topografia della citta’, e si estende sia dentro che fuori le mura medioevali della Citta’ dei Cavalieri (1480 d.C.).

La direzione delle strade antiche e’ stata conservata con variazioni lievi durante il periodo bizantino, cosi’ che i Cavalieri della citta’ medievale hanno ereditato questo sistema urbano, insieme ad una grande parte dell’edificazione bizantina. In altri termini, ci troviamo di fronte al caso raro di utilizzazione di un sistema viario persistito continuamente per quasi 2400 anni.
Gli scavi archeologici hanno messo alla luce monumenti classici, quali: l’Acropoli, il Tempio di Apollo, lo Stadio, l’Odeion, i Neori, vari templi e ginnasi, settori delle antiche fortificazioni, resti di abitazioni, fonderie, nonche’ reti idriche e fognarie.

La creazione della citta’ venne accompagnata da un immediato fulgore. Divenne un potente centro economico, garante della liberta’ dei mari, ed uno dei principali centri commerciali del Mediterraneo orientale. Stampava moneta propria, applicava le prime leggi di diritto marittimo ed ospitava la famosa Scuola di Retorica di Rodi. La citta’ veniva governata dal suo Parlamento e dall’Ecclesia, ma per problemi interni rimase sotto il controllo Parlamentare delle tre citta’ che la fondarono.
La scelta della sua posizione ed i suoi vantaggi naturali giocarono indubbiamente il loro ruolo nel divenire rapido della citta’ in un importante centro economico e culturale per tutta l’isola.

Il Periodo Ellenistico e Romano

colosso di rodi
Marten van Heemskerck (1498-1574)

Mantenutasi nell’orbita di Sparta fino al 396, la citta’ di Rodi si diede in seguito organismi di governo democratico e nel 394 fu al fianco di Atene contro Sparta; nel 377 partecipo’ alla seconda Lega Navale, ma ne usci’ nel 356. Alleatasi quindi con i Persiani, prese parte alla difesa di Tiro assediata da Alessandro e di conseguenza nel 332 fu occupata da una guarnigione macedone. Alla morte di Alessandro, scacciato il presidio macedone, Rodi era considerata la piu’ potente e la meglio governata di tutte le citta’ elleniche, soprattutto perche’ aveva saputo meglio di tutti gli Elleni liberare il mare dai pirati. Aveva stretto rapporti soprattutto con l’Egitto, dove si dirigeva la maggior parte delle sue correnti commerciali, ma aveva sempre saputo osservare la piu’ scrupolosa neutralita’ nei riguardi dei Diadochi (i successori di Alessandro), finche’ Antigono, re della Siria, venne ad urtarla con le sue rozze pretese. Allora avvenne la sua ben nota difesa contro suo figlio Demetrio il Poliorcete (che vuol dire conquistatore di citta’) il quale strinse per un anno d’assedio l’isola (305-4), ma alla fine fu costretto a ritirarsi.

Quando passo’ in rivista le sue forze, Rodi si accorse che aveva a sua disposizione solo 6000 cittadini, cio’ che per una citta’ cosi’ importante e’ cosa sorprendente, e ci fa concludere che essa possedesse un numero assai elevato di schiavi. A quel primo nucleo si aggiunsero ancora mille ausiliari e mercenari come pure alcuni valorosi schiavi affrancati dai loro padroni, cui si promise di concedere la cittadinanza. Per accrescere il coraggio dei soldati si promisero loro, in caso di morte, solenni onoranze funebri e liberale mantenimento dei loro familiari a spese pubbliche e cosi’ si stabili’ una generale concordia ed emulazione, per cui i benestanti offrivano le loro ricchezze, gli artigiani la loro abilita’ e il loro lavoro, ecc.
Persino un capo di mercenari mostro’ alla citta’ tutta la sua lealta’ nel non lasciarsi corrompere da Demetrio.

D’altra parte la plebaglia in questa democrazia rodiese non aveva il sopravvento, tanto che quelli che proposero di rovesciare le statue di Antigono e Demetrio non ricevettero che biasimo. Nel momento piu’ pericoloso, quando il porto minacciava di cadere nelle mani del nemico, i Pritani arruolarono dei volontari scelti e li imbarcarono su tre navi, che sotto una tempesta di dardi compirono l’impresa decisiva, affrontando le macchine d’assedio natanti di Demetrio. Quando poi Tolomeo, Cassandro e Lisimaco riuscirono a rifornire gli assediati di armi e munizioni, e questi respinsero un attacco nemico con una splendida azione difensiva, si giunse finalmente alla pace. Una precedente mediazione di Atene e di altre citta’ elleniche era rimasta senza successo, ma ora Antigono stesso desidero’ che suo figlio cedesse, e d’altra parte Tolomeo diede ai rodiesi lo stesso consiglio. Questi veramente dovettero stringere alleanza con Antigono e consegnargli 100 ostaggi, ma posero la condizione di non essere mai costretti a portar guerra contro Tolomeo, restarono autonomi e senza presidio straniero e conservarono le loro entrate. Dopo questa pace, in fondo assai favorevole, Rodi onoro’ i suoi prodi come aveva promesso, eresse statue a Cassandro e Lisimaco e, dopo aver consultato l’oracolo di Ammone, consacro’ a Tolomeo addirittura un “Temenos”, il cosiddetto Tolomeio, come a un Dio.

Rodi rimase una democrazia moderata con un esteso commercio e un’organizzazione navale cosi’ perfetta che Roma trasse da lei le sue leggi marittime. Divenne anche un famoso centro artistico che sviluppo’ una sua particolare tendenza al grandioso e al colossale, nonche’ agli effetti brillanti: si formo’ una scuola rodiese di eloquenza, e gli storici Zenone e Antistene scrissero le loro storie, come dice Polibio, non per il guadagno personale, ma per amore di gloria, e perche’ e’ cosa che ben si addice agli uomini politici. In memoria della vittoria dei rodioti contro Demetrio, nel 300 a.C., venne commissionato a Carete da Lindo, allievo di Lisippo, una statua dedicata al dio Ilios: il Colosso di Rodi. Occorsero ben 12 anni di lavoro per completare i 31 mt. di altezza della statua in bronzo che, costruita si dice con il ricavato della vendita della loro macchine belliche, si dice che venne collocata a cavalcioni dell’imboccatura del porto di Rodi. La statua pare raffigurasse una figura umana alta almeno 32 metri, a gambe divaricate all’ingresso del porto principale, poggianti su due basi di marmo, in modo che le navi passassero sotto le sue gambe; con una fiaccola nella mano destra, in modo da fungere anche da faro. La parola Colosso indicava fino ad allora statuette di argilla o legno di forma umana e venne utilizzata per indicare la statua di Rodi, identificandosi da allora con statue di enormi dimensioni.

Grazie al significativo potere acquistato dall’isola i Romani ne rispettarono l’autonomia e mantennero con essa un’alleanza. Danneggiata da un terremoto nel 227 a.C. che distrusse anche il Colosso, nel 220 a.C. Rodi era di nuovo alla testa di una spedizione contro Bisanzio, intenzionata a tassare le merci che passavano per il Bosforo, e nel 198 era alleata dei Romani nella campagna contro l’Eubea e contro Filippo V il Macedone. L’aiuto dato di nuovo a Roma nel 191-190 a. C. contro Antiochia le valse la donazione di parte della Licia e della Caria. Intimorita pero’ dalla continua espansione di Roma, Rodi cerco’ l’alleanza di Perseo di Macedonia, ma pago’ alla sconfitta di questi (168 a. C.) la spietata concorrenza commerciale che Roma le mosse con la fondazione del porto franco di Delo. Solo dopo aver dato prova di fedelta’ a Roma nella guerra contro Mitridate, che la assedio’ invano, Augusto diede a Rodi il titolo di citta’ alleata: con Vespasiano infine entro’ a far parte dell’Impero romano e con Diocleziano divenne il capoluogo della Provincia Insularum.

Il Periodo Bizantino

anastasio
L’imperatore in trionfo del pannello centrale
dell’avorio Barberini sarebbe Anastasio

Visitata da San Paolo nel VI sec. il cristianesimo si diffuse velocemente sull’isola. A Lindos vennero battezzati i primi cristiani. I vescovi ebbero la giurisprudenza su dodici diocesi nel sec. IX, si separarono dalla chiesa di Roma e seguirono lo scisma di Fozio. Lo spostamento della capitale dell’Impero da Roma a Costantinopoli, avvenuto nel 330 d.C., valorizza l’importanza strategica ed economica dell’isola. Posizionata lungo la rotta marittima che collega la capitale imperiale con le ricche e feconde province dell’impero come l’Egitto, la Siria e la Palestina, assume un ruolo importante nel commercio Bizantino. Recenti scavi hanno portato alla luce magnifiche opere pubbliche e private dei secoli quinto e sesto d.C., dimostrando un’elevata capacita tecnica ed economica. Per adorare il Dio e per onorare i martiri della nuova religione cristiana, costruiscono grandi basiliche nella citta’ e nella campagna, decorate con affreschi, mosaici a muro e marmi variopinti. Diviso l’Impero, Rodi venne assegnata a Bisanzio e affidata al controllo del governatore Leon Gavalas che si distacco’ da Costantinopoli. Per i primi secoli del periodo medievale, Rodi continua ad essere la capitale dell’isola diventando la capitale dei Ciberiotti quando i Bizantini la divisero in “temata” (province). La fine dell’espansione arriva nel 515 d.C. quando un grande terremoto la rase al suolo e nonostante le cospicue somme di denaro elargite dall’Imperatore Anastasio,la citta’ non ritrovo’ piu’ il suo splendore. Agli inizi del VII secolo venne continuamente attaccata dai Persiani in guerra con l’Imperatore Eraclio e venne da conquistata nel 620. Dal 653 e per cinque anni fu occupata dagli Arabi di Siria e nel 717/8 passo’ ai Saraceni. Nell’807 il Califfo Harun al Rashid occupo’ e saccheggio’ l’isola per un breve periodo e sotto il governo dell’Imperatore Alessio I venne attaccata ed occupata dai pirati. Nel 1097, occupata dai crociati, divenne il pomo della discordia tra Pisani, Genovesi e Veneziani che ne disputarono il possesso. Durante la caduta di Costantinopoli per mano dei Franchi, nel 1204, l’ex governatore di Rodi Leone Gavala si dichiaro’ principe ereditario (Cesare) alternando una posizione indipendente ad una di alleanza con Bisanzio.

I Cavalieri Di San Giovanni

Cavalieri di rodi
Tratto da “Rodi (1306-1522) una Storia” di Vangelis Pavlidis

Dal 1261 Rodi teoricamente faceva parte dell’Impero di Bisanzio ma in realta’ era governata da ammiragli genovesi che nel 1306 ad opera dell’ammiraglio in carica Vignolo de Vignoli venne venduta ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme che nel 1310 si impadronirono di Rodi e, sotto la guida di un Gran Maestro, ne riorganizzarono la flotta e i commerci ed ebbero in dono da Clemente V parte dei beni del disciolto ordine dei Templari. La composizione multinazionale dell’ordine cavalleresco porta l’isola al contatto con l’Europa occidentale sia sotto il profilo economico e politico ma anche culturale. Ancora una volta, il porto di Rodi vista la sua posizione strategica, diventa centro di commercio di prodotti dall’oriente e dall’occidente. Lo sviluppo economico che ne consegue porta ad una ricca stratificazione sociale avente come vertici le classi dei nobili e dei ricchi borghesi. L’elemento Greco, dopo la meta del quindicesimo secolo, si distingue particolarmente nel campo economico. Si forma cosi un numeroso gruppo di eruditi greci ed occidentali che coltivano le lettere e le arti studiando classici greci e latini.

Nei 213 anni di dominazione dei Cavalieri il porto divento una delle porte dell’Europa occidentale verso l’Oriente, non solo per i beni materiali ma anche per le idee. La composizione internazionale dell’Ordine cavalleresco ha quale conseguenza il ripercuotersi a Rodi, da ogni punto dell’Europa, almeno dell’eco delle nuove idee sulla societa’, la filosofia e l’arte. I Cavalieri rinnovarono e ingrandirono la citta che alla fine del XV secolo era ritenuta tra le piu belle e potenti del Mediterraneo orientale.

Il Palazzo dei Gran Maestro, fortezza costruita sul punto piu alto della citta’, era sede del potere centrale di un singolare Stato, i cui possedimenti si estendevano dalla penisola iberica fino ai paesi scandinavi, e dall’Inghilterra fino a Cipro. Prima della dominazione dei Cavalieri, il luogo servi’ come ultimo rifugio ai difensori, prima come acropoli di Rodi bizantina e poi probabilmente come sede e dimora del governatore bizantino dell’isola. L’invasione da parte dei Turchi dell’area dell’Egeo li porto’ al conflitto con i Cavalieri di San Giovanni nel 1480.
Il primo assedio termino’ con la sconfitta dei Turchi e la riorganizzazione della difesa della citta’.
Nel 1522 pero’ il Sultano Turco Solimano I, vincitore di Belgrado, attacco’ l’isola con 100.000 uomini.
In aiuto dei Cavalieri giunsero i Veneziani, i Genovesi e gli abitanti di Candia ma dopo 6 mesi, il 1 gennaio 1523, Villers de l’Isle-Adam lascio’ l’isola con i 180 Cavalieri rimasti.

A causa della resistenza che l’isola oppose, Solimano il Magnifico escluse Rodi dal regime privilegiato che aveva garantito invece alle altre isole che non gli avevano resistito. Allo stesso tempo espulse tutta la popolazione greco-cristiana dall’isola mentre la maggior parte delle chiese furono convertite in moschee.
Per consentire a Rodi di continuare a giocare lo stesso ruolo economico che aveva ricoperto nell’area prima della conquista degli Ottomani, Solimano condusse lo spagnolo Sefardim Jews in citta’ per supportare gli elementi ebrei gia’ esistenti ed ai quali erano garantiti particolari privilegi come ad esempio quello di stabilirsi in un quartiere all’interno delle mura chiamato Ouriki, il diritto di praticare ininterrottamente la loro religione e 120 anni di trattamento fiscale vantaggioso. I progressi della comunita’ ebrea a Rodi e la presenza spirituale e l’attivita’ del Rabbino portarono l’isola a venire convertita in una piccola Gerusalemme.
Durante il periodo della dominazione Ottomana Rodi fu il centro dell’intera area e la capitale dell’unita’ amministrativa ottomana, che includeva anche altre isole.
Nonostante questo, gli eventi non permisero a Rodi di diventare il nuovo centro del mercato internazionale.

Occupazione Italiana

La campagna del Dodecaneso altro non fu che la logica estensione del conflitto scatenatosi tra Italia e Turchia in seguito all’occupazione da parte della prima della Libia, l’ultima regione dell’Africa Settentrionale ancora soggetta alla sovranità della Sacra Porta. In seguito allo sbarco in Libia e alle inaspettate difficoltà incontrate dal Corpo di Spedizione italiano nel conquistare i punti chiave della Tripolitania e della Cirenaica (la reazione delle tribù libiche, armate e fiancheggiate da un folto numero di consiglieri militari turchi rese molto complessi il consolidamento e la penetrazione delle colonne all’interno del territorio), il Comando Supremo Italiano fu spinto ad effettuare, tramite l’apporto della Marina Militare, una serie di operazioni contro le forze ottomane lungo le coste del Libano, nel Mar Rosso e nell’Egeo settentrionale, centrale e meridionale.

Alla fine del marzo 1912 Vittorio Emanuele III e i vertici militari diedero il via ad una serie di operazioni navali e di sbarco in Egeo. Manovre che avevano come scopo primario quello di costringere la Sacra Porta a fare cessare la resistenza in Libia e ad accettare di buon grado la sua stabile occupazione da parte dell’Italia. Infatti, secondo i piani di Roma, la conquista delle Sporadi meridionali avrebbe assunto un carattere “temporaneo”, in quanto si pensava di restituire le isole all’Impero Ottomano allorquando fosse cessata ogni resistenza in Libia.

Il contingente, che ammontava a circa 9.000 tra ufficiali e soldati, venne posto al comando del tenente generale Giovanni Battista Ameglio. La squadra navale, alla quale sarebbe spettato il compito di trasportare e scortare dalla Libia a Rodi il Corpo di spedizione, venne invece affidata al vice ammiraglio Marcello Amero d’Aste Stella. Come programmato, all’alba del 4 maggio 1912, la squadra di Amero giunse del tutto indisturbata davanti a Kalithea. Prima di procedere allo sbarco del grosso delle truppe, l’ammiraglio, d’intesa con il generale Ameglio, inviò a terra un gruppo di marinai armati. Una volta sulla spiaggia, il manipolo effettuò un’accurata ricognizione dell’area e, dopo un paio di ore, non avendo riscontrato la presenza di alcun reparto nemico, segnalò alla nave ammiraglia il via libera. In breve tempo, l’intero Corpo di Spedizione toccò terra. Alla testa delle sue truppe, il generale Ameglio mosse verso nord. Verso sera, sul colle Koskino e in località Asguru, la marcia delle avanguardie a cavallo di Ameglio venne contrastata con assai poca convinzione da un reparto ottomano composto da circa 400 uomini.

Battuti con facilità i turchi, le colonne italiane ripresero la loro marcia in direzione della ridotta di Psinthos, dove, secondo notizie pervenute ad Ameglio, il nemico stava concentrando tutte le sue forze. Nel frattempo, il cacciatorpediniere Alpino (comandante Gustavo Nicastro) si diresse sulla città di Rodi per intimare la resa al vali (governatore turco). Quest’ultimo, dopo avere preso tempo per decidere, fuggi’ con una piccola imbarcazione a Lindos, porticciolo situato sulla costa occidentale anatolica dove, il 28 maggio, verrà catturato dai marinai del caccia Ostro. La mattina del 5 maggio, l’ammiraglio Leone Viale inviò a terra il contrammiraglio Camillo Corsi (suo capo di Stato maggiore) con l’incarico di prendere possesso dell’abitato di Rodi che, nel frattempo, era stato raggiunto dalle avanguardie del generale Ameglio e, alle ore 14 dello stesso giorno, un picchetto innalzò il tricolore sul vecchio castello turco posto a difesa dell’imboccatura del porto.

Con la conquista dell’isola da parte degli Italiani, il paesaggio urbano di Rodi venne modificato notevolmente. Esempi di quest’architettura sono l’Albergo delle Rose, dell’architetto Platania e, tra gli altri edifici moderni che circondano il porto di Mandraki, il Palazzo del Governo, opera del 1927 di Di Fausto, famoso per le antilopi che ornano le colonne dell’imboccatura. Si intrapresero, inoltre, numerosi restauri, che spesso scaddero in uno stile pseudomedioevale, come nel caso del Palazzo dei Grandi Maestri, del XIV secolo, distrutto da un’esplosione nel 1856. Con lo scopo di servire come residenza al re Vittorio Emanuele III e a Mussolini, fu interamente riedificato, decorandolo con mosaici e altri materiali provenienti da costruzioni delle isole vicine, in uno stile piuttosto pomposo, a scapito del rigore storico. Una situazione analoga e’ quella della cattedrale di San Giovanni dei Cavalieri, del XIV secolo, ma ricostruita nel 1926 secondo il progetto della chiesa conventuale che fino al 1856 si trovava in uno degli estremi della via dei Cavalieri.

Nella decorazione dell’interno spiccano le riproduzioni del San Giovanni di Donatello e quattordici sculture in pietra della Via Crucis, opera di Maraini. Tuttavia ne’ l’architettura orientale ne’ questi lavori contemporanei sono riusciti a prevalere sui principi e sugli ideali dell’Ordine Ospetaliero che hanno lasciato la loro inconfondibile impronta su tutta la città , sia nei numerosi palazzi sia nelle istituzioni caritatevoli. Nel 1988 la citta’ vecchia di Rodi e’ stata riconosciuta, dall’Unesco, Patrimonio dell’Umanità . Rodi, come le altre isole del Dodecanneso venne finalmente inclusa nei confini dello Stato Greco, nato in seguito all’insurrezione del 1821, nel 1948 al termine della Seconda guerra Mondiale.

Link utili:

Rodi. La regina del Mediterraneo e la Wall Street della sua epoca: dal 411 avanti Cristo al 44 dopo Cristo… Lo splendore di una Repubblica Marinara, 1500 anni prima di Venezia. Di Roberto Timo.

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