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Mantenutasi nell'orbita di Sparta fino al 396, la citta' di Rodi si diede in seguito organismi di governo democratico e nel 394 fu al fianco di Atene contro Sparta; nel 377 partecipo' alla seconda Lega Navale, ma ne usci' nel 356. Alleatasi quindi con i Persiani, prese parte alla difesa di Tiro assediata da Alessandro e di conseguenza nel 332 fu occupata da una guarnigione macedone. Alla morte di Alessandro, scacciato il presidio macedone, Rodi era considerata la piu' potente e la meglio governata di tutte le citta' elleniche, soprattutto perche' aveva saputo meglio di tutti gli Elleni liberare il mare dai pirati. Aveva stretto rapporti soprattutto con l'Egitto, dove si dirigeva la maggior parte delle sue correnti commerciali, ma aveva sempre saputo osservare la piu' scrupolosa neutralita' nei riguardi dei Diadochi (i successori di Alessandro), finche' Antigono, re della Siria, venne ad urtarla con le sue rozze pretese. Allora avvenne la sua ben nota difesa contro suo figlio Demetrio il Poliorcete (che vuol dire conquistatore di citta') il quale strinse per un anno d'assedio l'isola (305-4), ma alla fine fu costretto a ritirarsi.

 

 

 

 

Quando passo' in rivista le sue forze, Rodi si accorse che aveva a sua disposizione solo 6000 cittadini, cio' che per una citta' cosi' importante e' cosa sorprendente, e ci fa concludere che essa possedesse un numero assai elevato di schiavi. A quel primo nucleo si aggiunsero ancora mille ausiliari e mercenari come pure alcuni valorosi schiavi affrancati dai loro padroni, cui si promise di concedere la cittadinanza. Per accrescere il coraggio dei soldati si promisero loro, in caso di morte, solenni onoranze funebri e liberale mantenimento dei loro familiari a spese pubbliche e cosi' si stabili' una generale concordia ed emulazione, per cui i benestanti offrivano le loro ricchezze, gli artigiani la loro abilita' e il loro lavoro, ecc.
Persino un capo di mercenari mostro' alla citta' tutta la sua lealta' nel non lasciarsi corrompere da Demetrio.

D'altra parte la plebaglia in questa democrazia rodiese non aveva il sopravvento, tanto che quelli che proposero di rovesciare le statue di Antigono e Demetrio non ricevettero che biasimo. Nel momento piu' pericoloso, quando il porto minacciava di cadere nelle mani del nemico, i Pritani arruolarono dei volontari scelti e li imbarcarono su tre navi, che sotto una tempesta di dardi compirono l'impresa decisiva, affrontando le macchine d'assedio natanti di Demetrio. Quando poi Tolomeo, Cassandro e Lisimaco riuscirono a rifornire gli assediati di armi e munizioni, e questi repsinsero un attacco nemico con una splendida azione difensiva, si giunse finalmente alla pace. Una precedente mediazione di Atene e di altre citta' elleniche era rimasta senza successo, ma ora Antigono stesso desidero' che suo figlio cedesse, e d'altra parte Tolomeo diede ai rodiesi lo stesso consiglio. Questi veramente dovettero stringere alleanza con Antigono e consegnargli 100 ostaggi, ma posero la condizione di non essere mai costretti a portar guerra contro Tolomeo, restarono autonomi e senza presidio straniero e conservarono le loro entrate. Dopo questa pace, in fondo assai favorevole, Rodi onoro' i suoi prodi come aveva promesso, eresse statue a Cassandro e Lisimaco e, dopo aver consultato l'oracolo di Ammone, consacro' a Tolomeo addirittura un "Temenos", il cosiddetto Tolomeio, come a un Dio.

Foto di Matteo Nani.

 

Rodi rimase una democrazia moderata con un esteso commercio e un'organizzazione navale cosi' perfetta che Roma trasse da lei le sue leggi marittime. Divenne anche un famoso centro artistico che sviluppo' una sua particolare tendenza al grandioso e al colossale, nonche' agli effetti brillanti: si formo' una scuola rodiese di eloquenza, e gli storici Zenone e Antistene scrissero le loro storie, come dice Polibio, non per il guadagno personale, ma per amore di gloria, e perche' e' cosa che ben si addice agli uomini politici. In memoria della vittoria dei rodioti contro Demetrio, nel 300 a.C., venne commissionato a Carete da Lindo, allievo di Lisippo, una statua dedicata al dio Ilios: il Colosso di Rodi. Occorsero ben 12 anni di lavoro per completare i 31 mt. di altezza della statua in bronzo che, costruita si dice con il ricavato della vendita della loro macchine belliche, venne collocata a cavalcioni dell'imboccatura del porto di Rodi. La statua pare raffigurasse una figura umana alta almeno 32 metri, a gambe divaricate all'ingresso del porto principale, poggianti su due basi di marmo, in modo che le navi passassero sotto le sue gambe; con una fiaccola nella mano destra, in modo da fungere anche da faro. La parola Colosso indicava fino ad allora statuette di argilla o legno di forma umana e venne utilizzata per indicare la statua di Rodi, identificandosi da allora con statue di enormi dimensioni.

 

Grazie al significativo potere acquistato dall'isola i Romani ne rispettarono l'autonomia e mantennero con essa un'alleanza. Danneggiata da un terremoto nel 227 a.C. che distrusse anche il Colosso, nel 220 a.C. Rodi era di nuovo alla testa di una spedizione contro Bisanzio, intenzionata a tassare le merci che passavano per il Bosforo, e nel 198 era alleata dei Romani nella campagna contro l'Eubea e contro Filippo V il Macedone. L'aiuto dato di nuovo a Roma nel 191-190 a. C. contro Antiochia le valse la donazione di parte della Licia e della Caria. Intimorita pero' dalla continua espansione di Roma, Rodi cerco' l'alleanza di Perseo di Macedonia, ma pago' alla sconfitta di questi (168 a. C.) la spietata concorrenza commerciale che Roma le mosse con la fondazione del porto franco di Delo. Solo dopo aver dato prova di fedelta' a Roma nella guerra contro Mitridate, che la assedio' invano, Augusto diede a Rodi il titolo di citta' alleata: con Vespasiano infine entro' a far parte dell'Impero romano e con Diocleziano divenne il capoluogo della Provincia Insularum.

 

Foto di Matteo Nani.

 

 
 
 

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